https://youtu.be/1gFNTZgSyKw

Contributo a Cura di Roberto Ferro

Sergey si esibiva presso un noto locale milanese, lo Upcycle. Mentre Sergey disegnava la giovane moglie, Claudia, torinese, riprendeva le differenti scene.

Da quale regione russa provieni?
Sono nato e cresciuto a Voronezh, nella regione sud occidentale della Russia, ma questo è relativamente importante. Non è tanto fondamentale la collocazione geografica di dove sono nato ma l'anno in cui sono nato. Sono nato negli anni dell'Unione Sovietica, a quel tempo un territorio completamente chiuso a tutti gli altri Stati. Perlopiù non era neppure uno degli anni migliori, l'Unione Sovietica era praticamente al collasso. E la vita, in quegli anni, non era c

osì facile. Così come tutti, anche io sognavo una vita migliore, pur non sapendo come potesse essere. Sin dalla mia infanzia sognavo di sapere come le persone vivessero altrove, fuori dalla Russia. Ed oggi, tutto quello che faccio mi permette di dialogare con quei sogni e di dialogare ovviamente anche con te, dopo un incontro a Milano.

La passione per il disegno è una caratteristica non troppo diffusa per la cultura russa. Ti sei ispirato ad altri artisti?
Mi ricordo che un giorno alla scuola materna l'insegnante ci chiese di dipingere un ciuffolotto: tutti i bimbi iniziarono a disegnare qualcosa ma io no, non sapevo cosa disegnare, ero praticamente bloccato davanti a quel foglio bianco. E non ero il solo in difficoltà: siccome nessuno dei miei compagni riuscì nel compito l'insegnante prese il mio album e disegnò il ciuffolotto sul mio quaderno per mostrarlo a tutti gli altri. Non era un disegno poi così male e quindi lo lasciai così come erauando mia mamma venne a prendermi a scuola, vide il disegno ed era veramente contenta. Era convinta che l'avessi disegnato io ed era talmente felice che non potevo contraddirla. Ed è da quel momento che mia madre crede che io sia molto talentuoso nella pittura. A quell'epoca non ero sicuro di avere talento come mia madre credeva, ma comunque il disegnare mi piaceva molto. E quando a 8 anni vidi una pubblicità di una scuola d'arte vicino a casa, chiesi a mia mamma se potessi partecipare. Ed ebbi successo, perché mia madre ricordava quel primo disegno. Lei ha così sempre supportato questa mia passione e devo ammettere che è molto importante avere qualcuno che crede in te. Ti da il coraggio di dimostrarlo. E da quel momento sono stato completamente coinvolto nell'arte.

Quando ha avuto origine l'idea del viaggio?
Ho viaggiato per tutta la mia vita, iniziando con mia madre quando era geologa e con i miei compagni di karate. Ma ho iniziato a viaggiare all'estero abbastanza tardi, solo all'età di 24 – 25 anni, dopo aver ottenuto il passaporto. Ma non ero poi così libero: il servizio militare mi aspettava e per evitarlo mi spostai in Cina. Una delle ragioni di andare in Cina era sicuramente di nascondermi, mentre l'altra era di fare soldi. Dopo la mia prima esibizione ho capito che potevo fare molti soldi. Ho iniziato a lavorare convertendo il mio tempo in denaro e diventando praticamente una macchina per la produzione di arte. Ma il quadro che producevo non era veramente arte per me. Mi sentivo che non ero abbastanza onesto. Quindi ho finalmente realizzato che quei soldi non mi facevano felice; stavo solo perdendo il mio tempo facendo qualcosa di sbagliato. Ed ecco che in Cina ho cominciato così l'esperimento di offrire ritratti veloci in cambio di cose utili. Il primo esperimento è stato di offrire ritratti per arredarmi il mio appartamento di Shangai: elettrodomestici, divano, letto sedie etc etc..Accettavo tutto quello che poteva servirmi.
La notizia del progetto, che ho chiamato In Kind Exchange, si è presto sparsa e ho iniziato a ricevere tantissime e – mail con differenti offerte. Non ricevevo solo offerte da Shanghai, dove allora abitavo, ma anche da altri Paesi e continenti. Ho realizzato che potevo vivere di soli scambi, dal cibo ai vestiti, dai biglietti aerei all'alloggio e per un anno ho collezionato tutti gli inviti e le offerte per poi dare inizio al mio giro del mondo, da città in città. Venivo ospitato, nutrito e spedito da una destinazione all'altra.

Viaggiare disegnare e vivere di quanto la gente può (e desidera) offrire..Originale e difficile da organizzare
All'inizio non sembrava facile anche a me. I primi tempi del progetto sono stati di grande lavoro, soprattutto prima di partire per fare il giro del mondo senza soldi. Provavo a spiegare alle persone che se mi invitano sarei venuto senza soldi e avrei avuto bisogno di tutto. Davo due opzioni: offrirmi tutto o organizzare una performance di scambio di ritratti. Alla fine, tutto questo è diventato come il tour di una rock band, con uno spettacolo dietro l'altro. Facevo decine di ritratti al giorno e davo interviste. Praticamente non avevo tempo libero ma era tutto eccitante, facevo qualcosa che mi piaceva pienamente.

Quanti Paesi hai attraversato? Sempre viaggiando da solo?
Ne ho attraversati una cinquantina. Ho iniziato il mio giro del mondo da solo ma non ero mai solo perché c'era sempre qualcuno che mi aspettava e mi incontrava. Ora viaggio con mia moglie Claudia Beccato, di Torino, che mi ha raggiunto nel 2015, l'anno in cui ci siamo conosciuti. Ha studiato Scienze gastronomiche. Quando ci siamo incontrati da un lato era ispirata dal mio stile di vita e, dall'altro era incuriosita dal mio rapporto con il cibo. Così assieme abbiamo iniziato a realizzare Feed the Artist, all'interno del progetto In Kind Exchange, realizzando performance assieme in locali gastronomici, ristoranti, caffè.. E ora ho una ventina di chili in più.

Hai notato delle differenze tra i differenti Paesi nella disponibilità della gente?
Sì, le ho notate ma non si tratta di diversi livelli di disponibilità ed ospitalità, piuttosto di culture diverse. In generale le persone sono interessate a quello che faccio nello stesso modo ovunque, indipendentemente dal Paese d'origine. Per esempio, in Nord Europa le persone offrono cose veramente utili e a volte anche molto costose, ma non c'è grande probabilità che ti invitino per cena a casa propria. Mentre le persone in Uzbekistan o in Messico, ad esempio, non sono mediamente molto ricche e non si possono permettere gli stessi regali, ma sono talmente accoglienti ed ospitali da cercare di far diventare la propria casa anche la tua casa.

Quali le tappe italiane?
Torino, Milano, Firenze, Roma, Costiera Sorrentina e Amalfitana e Puglia. L'Italia è un Paese magnifico e gli italiani, rispetto agli altri popoli europei, sono molto aperti. Cibo fantastico, grande storia e architettura e natura bellissima. Ma troppe auto e non abbastanza spazio per tutti quelli che, come me, amano l'Italia.

Come definisci la tua tua tecnica: disegno a mano libera, multimediale (disegno e immagini fotografiche)?
Sono un po' orgoglioso di aver ideato questa tecnica che unisce la pittura, la fotografia, il collage. Ma una delle cose più importanti non è la tecnica in sé, quanto il fatto che sia così facile trovare dettagli simili tra i nostri volti. Dettagli che ci ricordano che siamo una sorta di grande famiglia. Mentre l'altra cosa importante è che il progetto esiste, fuori dalle leggi di mercato. L'arte è sempre stata dipendente dal mercato, ma oggi questa dipendenza è totale e letale. Alcuni artisti contemporanei possono vendere le proprie opere per miliardi e, mentre i prezzi aumentano artificialmente, tutti sanno che ci sono altrettanti talentuosi artisti che invece non riescono a sopravvivere con la propria arte perché non hanno raggiunto la giusta cerchia ristrettissima. Quindi sono felice che la mia arte sia accessibile a tutti e continuerò su questa strada fino a quando le persone mi chiederanno di farlo.

Progetti futuri..
Il futuro ce li svelerà!