Contributo a Cura di Roberto Ferro

Percorriamo via Padova, una tra le più lunghe colorate e multietniche di Milano! Dopo un paio di chilometri, giunti in corrispondenza del ponte di via Adriano, ci imbatteremo in via Domenico Berra, stretta e apparentemente anonima.

Se prestiamo attenzione ci accorgeremo presto di aver compiuto un balzo di secoli, una atmosfera da borgo più che da metropoli frenetica. L'edificio posto a destra all'ingresso della piazzetta era un tempo il Municipio di Crescenzago unificato a Milano nel 1923.

Si impone la facciata imponente di Santa Maria Rossa di Crescenzago, un edificio di culto dalla storia plurisecolare e non privo di opere d'arte. La facciata in mattoni rossi, il portale centrale di pietra semplicemente lavorata, il sagrato in ciottoli di fiume tondeggianti, tutto concorre a rendere gradevole questo luogo.

L'abbazia fu fondata nel 1140 dall'Arcivescovo Robaldo e ospitava inizialmente canonici regolari. Nel 1254, tuttavia, Papa Alessandro IV la assegnò ai canonici lateranensi. Nel 1322 il nobile Matteo Visconti scomunicato da Papa Giovanni XXII, vi trovò riparo trovandovi sepoltura. Seguì, tra '600 e ì700 un lungo periodo di decadenza cui posero riparo ripetuti impegnativi restauri.

Se varchiamo la soglia d'ingresso ci accoglie un'ampia sala a tre navate, semplice e nel contempo impreziosita da pregevoli affreschi in parte scoperti in occasione dei restauri condotti negli anni '20 del secolo scorso. Nel complesso lo stile è romanico.

Gli affreschi dell'abside maggiore risalgono ad un grande ignoto artista del XIV° secolo. Si noti la figura di Cristo benedicente che sembra, dall'alto, vegliare sull'altare e sui fedeli.

L'altra opera di rilievo (sia pure in copia) è il polittico del Bergognone. L'originale, trafugato nel 1971 e poi fortunosamente recuperato, è ora custodito presso il Museo Diocesano di Milano.

Usciti sul sagrato fermiamoci ad ammirare un basso edificio prospiciente. In apparenza si direbbe una costruzione civile d'epoca di buon gusto. In realtà le murature inglobano parte di un ospedale quattrocentesco. Se siete fortunati e riuscite a farvi aprire, osserverete alcune arcate e elementi architettonici in cotto degni della Cà Granda (Ospedale Maggiore ora Università Statale di Milano).